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INTRODUZIONE Tra una valle secondaria e l'altra
si alternano estesi altipiani prativi, famosi e principali quelli di Rest
e di Denài. Fiabescamente inseriti in questo contesto troviamo sette
minuscoli insediamenti: Turano con Moerna, Armo, Persone, Bollone, e
Magasa con Cadria, formano i due comuni della Valvestino. La leggenda racconta come questi
piccoli agglomerati siano stati costituiti da sette fratelli che una
mattina si destarono con tanto livore da decidere di sparpagliarsi per
tutta la valle per non vedersi mai più. Fu così che i sette nuclei,
sebbene distino fra loro pochi chilometri, risultano invisibili l'uno
all'altro. Si racconta che il più furbo ubicò
il proprio nucleo in un luogo dal quale potesse spiare non visto qualcuno
dei suoi fratelli; il luogo corrisponde all'attuale Moerna, il più
elevato dei setti paesi. Politicamente da sempre (cioè da
almeno un millennio) l'Alta valle è rientrata nell'area d'influenza
trentino-austriaca, ma è con il passaggio del Bresciano sotto la
dominazione veneta che inizia la vera "anomalia" di questa
terra: mentre le aree circostanti (Tremosine e Tignale sul versante
gardesano, Valsabbia e Bagolino verso il lago d'Idro) diventano domini
della Serenissima, la Valvestino resta un cuneo "straniero" in
terra veneta e lo resterà fino alla prima guerra mondiale. Non più
quindi soltanto terra di confine, ma terra "oltre il confine",
collocazione tanto più scomoda perché diventa, nei momenti cruciali, una
via alternativa, per quanto disagevole, per chi voglia scendere dal nord
verso Brescia, evitando la sponda occidentale del lago d'Idro con
l'agguerritissima Rocca d'Anfo. Inizia così la storia dei
passaggi di truppe dall'Alta valle del Chiese alla Valvestino, attraverso
Bondone-Bocca di Valle, in direzione di Capovalle‑Treviso Bresciano,
o verso la Riviera: una lunga storia di guerre per una valle che da farsi
rubare aveva sicuramente poco, ma che ebbe la fortuna "storica"
di trovarsi "oltre il confine". La Valvestino, da sempre dedita
all'agricoltura, all'allevamento del bestiame ed alle attività boschive
in genere, non ha mai conosciuto insediamenti industriali né turistici,
nonostante negli ultimi tempi il secolare problema della viabilità sia
stato in parte risolto. Ciò ha precluso lo sviluppo della valle,
favorendo la fuga dei residenti alla ricerca del posto di lavoro; la
popolazione, dalle 1081 unità del 1951, si è ridotta, infatti, ai circa
500 abitanti dei nostri giorni. La mancanza di questo tipo di
insediamenti, d'altro canto, ha permesso a questi luoghi di conservarsi
quasi completamente incontaminati, così come li trovarono, all'inizio del
secolo, famosi botanici e studiosi d'oltralpe, decantandone le bellezze
naturalistiche e paesaggistiche. |
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