INTRODUZIONE

ITINERARI

 

 

 

INTRODUZIONE

Flora, fauna, maestose faggete, lucenti praterie, grotte gravide di leggende, selvaggi e scoscesi valloni, fanno della Valvestino un vero paradiso, unico nel suo genere.

In Valvestino una fitta rete di mulattiere e di sentieri offre una moltitudine di possibili itinerari escursionistici.

Gli itinerari si sviluppano principalmente all'interno dei confini geografici dei due comuni della Valvestino; solo in qualche caso, per esigenze di concatenamento, sconfineremo in territori di comuni limitrofi per poi rientrare comunque nei confini dove è la partenza e l'arrivo di ogni itinerario.

I tempi di percorrenza, indicati all'inizio di ogni itinerario, sono da intendersi riferiti alla capacità di un escursionista mediamente preparato e non comprendono le soste.

I termini "destra" e "sinistra" sono riferiti al senso di marcia.

Ogni itinerario è corredato da cartina topografica I.G.M. scala 1:25000 e dal diagramma dello sviluppo altimetrico del percorso.

Cartografia impiegata

I.G.M, scala 1:25000 foglío 35-111 N-E Valvestino foglio 35-111 S-E Gargnano foglio 35-111 N-O Bagolino foglio 35-111 S-O Idro

 

Altra cartografia utile

I.G.M. scala 1:50000 foglio 079 Bagolino foglio 100 Salò foglio 101 Malcesine

Carta turistica LAGIRALPINA scala 1:50000 n. 115 Lago di Garda

Carta turistica KOMPAS scala 1:50000 n. 102 Lago di Garda-M. Baldo

Carta sentieri di Gargnano scala 1:30000 "Amici di Gargnano"

 

Scala delle difficoltà

T Turistica: richiede conoscenza dell'ambiente montano e una preparazione fisica alla camminata.

E Escursionistica: richiede un certo senso di orientamento, una minima esperienza alla montagna, allenamento alla camminata, calzature ed equipaggiamento adeguati.

EE Escursionisti esperti: richiede esperienza di montagna, passo sicuro ed assenza di vertigini; equipaggiamento, attrezzatura e preparazione fisica adeguate.

E’ consigliabile effettuare gli itinerari proposti dalla primavera all'autunno inoltrato, in quanto, in caso di innevamento su ripidi scoscendimenti, qualche passaggio risulterebbe insidioso.

Un particolare ringraziamento all'architetto Domenica Ghidinelli autrice dei disegni e agli ingg. Giovan Battista Baresi e Graziano Silvestri per la collaborazione.


ITINERARI

 

 

 

 

 

 

 

percorso1

L' itinerario si svolge con partenza dal Molino di Bollone (510m), località di fondo valle ove sarà facile parcheggiare. Attraversato il ponte sul torrente Toscolano, imbocchiamo a sinistra una stradina forestale inizialmente sbarrata e ci innalziamo con qualche tornante in bosco di carpini e noccioli; il percorso si fa poi quasi pianeggiante e dopo circa 20 minuti di cammino intravediamo fra i pini silvestri il braccio principale del lago di Valvestino con il ponte che attraversa lo sbocco della Valle di Droanello. Da qui la stradicciola si fa sentiero, talvolta invaso da giovani pini e altra vegetazione, reso comunque percorribile dal disboscamento operato dalla Guardia Forestale e passa accanto ad una piazzuola dalla quale vediamo verso sud l'intaglio determinato dal M. Pizzocolo e dal M. Castello di Gaino. Si cammina ancora pressoché in quota entrando nella Val Càva, dove incontriamo le prime tracce del devastante incendio sviluppatosi nel gennaio 1991. Percorriamo un altro tratto pianeggiante inoltrandoci nella Valle di Droanello, dopo di che sbuchiamo nel primo prato del Martelletto caratterizzato da una cascina (707 m, ore 1.30); dopo aver aggirato una valletta raggiungiamo un secondo prato con altre due cascine diroccate, sempre in località Martelletto.

L'itinerario prosegue in un susseguirsi di vallecole in cui si alternano boschi decidui e folte pinete a secondo dei versante bacio o solatio; poco più avanti, da uno sperone, ci si presenta Droàne e, dopo breve discesa, il percorso tocca il suo punto più basso in corrispondenza di una piazzuola incisa da un ruscelletto e caratterizzata da una fontana oltre la quale, superata una recinzione, risaliamo un ripido crinale congiungendoci, poco dopo, con la carrabile che risale la valle; in breve arriviamo alla cascina dei fratelli Tedeschi a Droàne (815 m, ore 1-2.30). Oltre una valletta vediamo altre due costruzioni abitate tutto l'anno e su un dossello la chiesetta di S. Vigilio ove, una volta all'anno, il 26 giugno, viene celebrata la Santa Messa. Nelle vicinanze una curiosa costruzione ricavata in un "cùel' e abitata fino al 1952 (cùel: nicchione naturale più o meno ampio, determinato dallo spiovente di una parete rocciosa rientrante alla base, spesso sfruttato in passato come ovile naturale).

Un tempo Droàne era un villaggio abitato da circa 150 persone e la tradizione racconta che, in un imprecisato giorno dell'anno 1470, vi si abbatté la violenza di un'orda di Lanzichenecchi che rapinarono, uccisero e distrussero; altre fonti imputano invece alla peste l'abbandono del piccolo abitato.

Dopo questi brevi cenni storici proseguiamo l'itinerario innalzandoci su una stradina alle spalle della prima casa di Droàne; dopo circa 100 m deviamo a sinistra su un verde sentiero fra giovani abeti, passando poco dopo in prossimità della casa della forestale con vicino un rudere (loc. Pavari), in vista dei quali pieghiamo a sinistra inoltrandoci nel bosco, continuando in piano fino ad un cancello di legno. Si sale con comoda pendenza fino ad un grosso faggio con vicina aia (aia carbonile, ovvero piazzuola usata in tempi passati per la produzione del carbone), dove il sentiero si biforca: a destra porta a Bocca alla Croce; noi proseguiamo a sinistra, superiamo poco dopo un costone oltre il quale l'itinerario sale ripidamente per circa 20 minuti e in questo tratto faremo attenzione a non perdere di vista la traccia originaria che dovremo a tratti abbandonare perché invasa da vegetazione. Scostandoci dal sentiero verso sinistra possiamo raggiungere l'estremità di un pulpito dal quale si gode di un bel panorama su Droàne e sui sottostanti fienili del Martelletto. Ora la traccia si fa più netta e ben presto, traversando in quota, arriviamo in località Tavagnone, in un prato con al centro un rudere (964 m, ore 1-3.30).

Da qui in avanti lo spettacolo è superbo in quanto potremo ammirare tutti i paesi del comune di Valvestino: da sinistra Bollone, Moerna, Persone, Turano in basso, Armo. Sullo sfondo il M. Càrzen, il M. Manòs, il M. Stino con Capovalle, Bocca Cocca, il M. Cingla, Bocca di Valle e il M. Cortina.

Adiacente al prato sarà facile individuare una mulattiera costeggiata da faggi e carpini la quale si abbassa dolcemente raggiungendo un secondo prato con un fienile rustico ed una cascina ristrutturata; salendo alla sommità del prato, nei pressi di un ex casello di roccolo, godremo verso sud della vista di buona parte del ramo principale del lago di Valvestino.

Ritornati sui nostri passi, rientriamo nel bosco scendendo in breve ad un terzo prato con due rustici fienili dalla caratteristica architettura; tagliando verticalmente il crinale erboso, passiamo accanto ad alcune costruzioni e, nel punto più basso del prato, imbocchiamo un marcato e tortuoso sentiero. Dopo circa 10 minuti di discesa ci si presenta un bivio: scendendo a sinistra raggiungiamo la stradina forestale che abbiamo percorso all'andata e quindi Molino di Bollone (ore 1-4.30); a destra il sentiero ci porterà al km 20 della provinciale allo sbocco della Val di Sas ad un chilometro circa da Molino di Bollone.


percorso2

Sulla rotabile che porta a Bollone, dopo aver effettuato l'ultimo tornante dal quale si scorge la piccola frazione di Valvestino, troviamo a sinistra un piccolo monumento all'emigrante, poco oltre il quale si stacca un viottolo che costituisce la partenza di questo itinerario; potremo parcheggiare poco più avanti in una piazzuola a lato della strada asfaltata.

Risaliamo quindi la mulattiera che, poco dopo, in corrispondenza di un bivio, si restringe temporaneamente; teniamo la destra e in questo tratto avremo cura di volgere lo sguardo alle nostre spalle per ammirare Bollone e, sullo sfondo, i piani di Rest, i monti Caplone e Tombéa. Dopo aver oltrepassato il serbatoio idrico che alimenta il paese, il percorso, ora ripido sentiero a tratti profondamente solcato, si innalza con qualche tornante mantenendosi sempre sul fianco destro della Val Selva, oltrepassando dopo circa mezz'ora un sentiero secondario che si stacca a destra e un'invitante traccia a sinistra che porta invece alla spaccatura della valle.

Continuando a salire ripidamente per altri profondi tornantini, oltrepassiamo un secolare faggio ed entriamo in bel bosco rado, lambendo più volte una vecchia pecceta; su questo tratto di percorso passiamo accanto a numerose «aial» e su una di queste, a quota 1260 m circa, parte a destra il sentiero che porta al Fienile Gandina. Tenendo la sinistra continuiamo con altri tornanti in bosco d'alto fusto con prevalenza di faggio, raggiungendo lo stretto intaglio del Passo di Vesta (1359 m, ore 1. 15), posto fra l'omonimo monte (a sinistra) e il Càrzen. Da qui, abbandonando l'itinerario, è d'obbligo far visita alla Malga Vesta di Cima ed all'omonimo laghetto, che raggiungeremo traversando a sinistra sul sentiero che troviamo subito al di là del valico; in pochi minuti raggiungiamo il rudere della casermetta della vecchia dogana vicino ad una malga e, nei paraggi, due cippi di confine datati 1753 stanno ad indicare l'antico confine italiano con l'impero austro-ungarico.

Proprio sotto di noi, verso sud, la graziosa pozza d'alpeggio che, similmente al più famoso lago di Tovel, tra la fine di maggio e i primi di luglio, ha la prerogativa di tingersi di rosso per la presenza nelle sue acque di una particolare alga.

Ritornati al Passo di Vesta, continuiamo l'itinerario risalendo il costone meridionale del M. Càrzen seguendo erbose tracce di sentiero che si dipartono direttamente dal valico e che, ripidamente, ci portano in breve alla vetta del M. Càrzen (1507 m, ore 0. 15-1.30) caratterizzata da numerosi ruderi e postazioni della guerra 1915-'18.

Un insospettabile grandioso panorama circolare ci si presenta: sotto di noi Capovalle sovrastato dal M. Stino, la Valvestino, il più lontano Adamello, il M. Baldo, il M. Pizzocolo ed il roccioso Zingla, il M. Guglielmo, la Corna Blacca e il Dosso Alto.

L'escursione prosegue ora in discesa lungo il versante occidentale seguendo il segnavia n. 470 a strisce bianco-rosse, opera degli alpini capovallesi; superata una prima postazione di caccia, ne attraversiamo una seconda presso i Fienili del Lòs (1334 m, ore 0. 15-1.45) in corrispondenza della quale il sentiero segnalato scende a destra tortuosamente fino ad incontrare una stradina che seguiamo a sinistra fino al Passo di S. Rocco vicino a Capovalle (946 m, ore 0.55-2.40). Un'alternativa di discesa al passo di S. Rocco consiste nel proseguire dai Fienili del Lòs fino alla Bocca Cocca (Fienili del Veronese, a 1333 m) e da qui scendere a destra seguendo il segnavia n. 471.

Ora, percorrendo la provinciale asfaltata, oltrepassiamo le frazioni di Capovalle, Viè e Vico, in corrispondenza della quale scende a destra una ripida stradicciola a tratti acciottolata, contrassegnata col n. 474 (segnaletica che non troviamo all'imbocco ma poco più in basso) la quale ci porta al vecchio Molino di Capovalle (684 m, ore 0.40-3.20) ancora funzionante seppur con qualche moderna modifica. Poco più avanti, attraversato un rustico ponticello in legno sul torrente Hanèch, saliamo ripidamente (circa 100 m di dislivello) il versante opposto della Valle dei Molini e poi, con moderata pendenza, percorriamo l'antica via di comunicazione (da notare due Isantelle giungendo al limite dei verdi prati che circondano Bollone e quindi al paesino che attraverseremo per raggiungere il punto di partenza (ore 1.403).


percorso3

A ppena giunti a Rest dalla rotabile proveniente da Magasa e precisamente in prossimità della chiesetta eretta dagli alpini valvestinesi nel 1982, ha inizio questo itinerario che si svilupperà senza eccessivi dislivelli. Potremo parcheggiare comodamente 100 m più avanti sul piazzale antistante il rifugio Rest.

Ci incamminiamo sulla stradina che parte a fianco della chiesetta e, con comoda pendenza, si alza in mezzo a bei prati, superando poco dopo caratteristici fienili. Proseguendo su un dosso erboso evidentemente tracciato, ci addentriamo in un grande faggeto con numerose essenze secolari e, sempre su larga stradina pianeggiante, raggiungiamo il Fienile Spiass (1280 m), ombreggiato da due enormi faggi e circondato da numerosi ciliegi.

Lasciamo la stradina che scende a sinistra e proseguiamo in cresta sul sentiero il quale, dopo 45 minuti dalla partenza, guadagna ripidamente quota 1350 m. Ora il percorso diventa quasi pianeggiante e abbandona la cresta, inoltrandosi nel fianco occidentale della Cima Gusàur per sbucare successivamente sull'opposta cresta meridionale in corrispondenza di un'evidente selletta con vista sulla Valle di Droanello. Risalendo a sinistra guadagnamo ben presto la sommità del Gusàur (1421, ore 1. 15) che offre un vastis­simo panorama. Ritornati alla selletta, scendiamo per l'aerea e panoramica cre­sta fino alla Cima Manga (1315 m), dalla quale il sentiero, con un ripido balzo, raggiunge direttamente Bocca alla Croce (1051 m, ore 0.40-1.55), congiungendosi con la carrabile proveniente da Magasa e che qui termina.

Prima di proseguire l'escursione val la pena di rimontare la vicina Cima di Camiolo (1237 m), aggirando a destra il dosso recintato adiacente alla bocca; da qui ci affacciamo sulla Valle del Toscolano e distinguiamo, da sud-ovest a nord, i vari paesini della Valvestino: Bollone, Moèrna, Turano, Armo e Magasa. Ritorna(i a Bocca alla Croce, proseguiamo il cammino nella valle del torrente Droanello, imboccando un bel sentiero, riattivato recentemente dal Corpo Forestale, che scende (in direzione est) inizialmente con qualche tornantino per poi traversare lungamente a sinistra pressoché in quota i selvaggi valloni delle Coste delle Ombrie. Dopo circa 50 minuti da Bocca alla Croce, si scende brevemente fino a quota 965 m circa, dove ci immettiamo sulla mulattiera che risale dalla località Fornèl (943 m) raggiungibile in pochi minuti (ore 1.05-3). Proseguendo a sinistra su detta mulattiera, aggiriamo poco dopo il Dos da Crus (1027 m); dopo un breve tratto in discesa e lasciata a destra la deviazione per la località Cassànega (prati con fienili dirimpetto a Càdria), intersechiamo la rotabile proveniente da Càdria, 40 minuti dopo aver lasciato la località Fornèl.

Altri 20 minuti di cammino su strada asfaltata ci separano da Rest (ore 1A).

 

percorso4

Dalla piazzetta di Càdria, situata proprio all'entrata della piccola e unica frazione di Magasa, muoviamo pochi passi verso il centro del paesino e, lasciando a destra una fontana, imbocchiamo, a sinistra, una stradina che scende fino ad un abbeveratoio; proseguendo con leggeri saliscendi, raggiungiamo il fondo della valle solcata dal torrente Proalio che guadiamo, in prossimità di un ponticello in legno ormai in disuso, per raggiungere la località omonima: un insieme di prati con tre o quattro casolari (ore 0.20).

La mulattiera, ora, sale abbastanza ripidamente in fresco bosco con numerosi faggi fino a raggiungere un evidente sperone (ore 0.15-0.35) superato il quale il percorso si fa pianeggiante, percorrendo il fianco settentrionale della Valle dell'Era.

Guardando verso ovest-udovest vediamo le cascine di Cassanega e, più in basso, i fienili di Fornèl. Proseguendo con comoda pendenza, dopo alcuni tornanti, passiamo poco sopra la ormai diruta Malga della Pùria e ci immettiamo sulla carrozzabile proveniente da Costa di Gargnano, contrassegnata col segnavia bianco-rosso n. 21 (ore 0.50-1.25).

La seguiamo a sinistra e, al secondo tornante, si stacca a destra un sentiero (sbarrato) che ci porta in breve al Passo della Pùria (1374 m, ore 0.20-1.45); verso nord vista sul M. Tremalzo.

Ridiscesi alla sbarra, proseguiamo sulla larga stradina che, poco dopo, passa accanto ad un vecchio cippo di confine oltre il quale inizia a scendere gradualmente, effettua due tornanti e tocca il punto più basso in corrispondenza della Valle della Caneva (1150 m). Da qui si torna a salire dolcemente per raggiungere il fondo della Valle di Campèi (1289 m, ore 1.35-3.20).

Continuando sul versante opposto, oltrepassiamo il bivio col sentiero per il M. Tombéa e, al vicino tornante, incrociamo il viottolo che porta a Denài; noi scendiamo a sinistra ed in breve raggiungiamo Malga Alvezza (1280 m, ore 0.30-3.50).

Subito dopo attraversiamo un secolare faggeto, superiamo un ultimo dosso e, appena terminata la ripida discesa cementata, teniamo la sinistra, oltrepassando poco dopo un solitario e maestoso faggio; prima di raggiungere il nucleo principale di Rest, pieghiamo a sinistra passando di fianco ad una moderna stalla. In prossimità di un abbeveratoio, termina la stradina che si trasforma in un verde sentiero, sul quale incontriamo una "santella" ed un fienile ben ristrutturato, prima di immetterci sulla carrozzabile che scende da Rest a Cadria, a pochi minuti dal punto di partenza (ore 0.50-4.40).

Nelle vicinanze del paese vediamo in basso verso destra la minuscola chiesetta di S. Lorenzo; si racconta che la sua campana aveva il potere di scacciare gli "istriù" (stregoni: figure leggendarie che avevano il potere di trasformarsi, assumendo sembianze di animali, alberi, fenomeni atmosferici) allorché si presentavano sotto forma di nubi minacciose. Fino ad una trentina d'anni fa, infatti, c'era sempre qualche anziano che correva a suonare la campana per respingere gli "istrioni" e con loro disastrose grandinate.


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Escursione di grandissimo interesse paesaggistico e botanico per la presenza di ristretta e preziosa flora endemica: Sassifraga petrea e del M. Tombea, Sassifraga ragnatelosa, Dafne delle rupi, Ranuncolo bilobato, Aquilegia dalle foglie di Talittro, Moeringia glaucoverde (Saxifragapetraea, Saxifraga tombeanensis, Savifraga arachnoidea, Daphne petraea, Ranunculus bilobus, Aquilegia thalictrifolia, moehringia glaucovirens).

L'itinerario, dai pingui prati di Rest, tocca le cime più alte dell'intero sistema di creste che chiudono a nord la Valvestino in un'alternanza di svariate fioriture: Viola tricolore, Botton d'oro, Senecione di Gaudin, Primula auricola e vistosa, Raponzolo di roccia, Aquilegia di Einsele, Viola di Duby, Rododendro, Sassifraga mutata e verdemare, Fritillaria del Delfinato, Anemoni dai fiori di Narciso (Viola tricolor, Trollius europaeus, Senecio gaudinii, Primula auricula, Primula spectabilis, Physoplexis comosa, Aquilegia einseleana, Viola dubyana, Rhododendron hirsutum eferrugineum, Saxi/raga mutata e caesia, Fritillaria tubaeformis, Anemone narcissifiora); eccone una parziale rappresentanza, lasciando all’escursionista il piacere di scoprirne altrettanti dello stesso interesse e fascino.

I grandiosi panorami che si possono godere dalla cima di queste rocciose montagne dolomitiche, ricche di guglie e pinnacoli, fanno di questo famoso itinerario un'esperienza unica e irrinunciabile. Partiamo da Rest, dove parcheggiamo la macchina sul grande piazzale antistante il rifugio e ci dirigiamo alla chiesetta alpina costituente il primo fabbricato che incontriamo giungendo sul prativo altopiano; proprio di fronte alla cappella, parte una pianeggiante stradina contrassegnata col segnavia bianco-rosso che faciliterà l'intera escursione. Dopo questo primo tratto, costeggiando caratteristici fienili ormai quasi tutti con l'aguzzo tetto in lamiera (un tempo era di paglia), la stradina, con un tratto cementato, si alza ripidamente per continuare in breve discesa fiancheggiata da altissimi e folti faggi. Uscendo da questa fogliosa galleria, ci si presenta Malga Alvezza (1280 m, ore 0.25); passiamo accanto ad altri secolari e tormentati faggi, oltrepassiamo poco più in alto un ampio tornante a sinistra e, lasciando la mulattiera che si inoltra nella Valle di Campèi, imbocchiamo a sinistra un sentiero ben segnalato che, fiancheggiando la Selva dei Ponte, sale diagonalmente verso nordovest in rado bosco di faggio e abete in un susseguirsi di verdi radure meravigliosamente fiorite.

Proseguendo ai piedi di frastagliati roccioni, guadiamo un ruscelletto (15 80 m, ore 0.50-1.15); il bosco cede gradualmente il posto ai cespugli e, poco oltre la cascatella, piegando decisamente verso nord, raggiungiamo gli alti pascoli estivi intersecando a quota 1780 m (ore 0.30-1.45) la larga mulattiera militare che a destra porta al M. Caplone. Seguendo la segnaletica del CAI-SAT di Storo e altra segnaletica bianco-gialla, camminiamo ai piedi di strapiombanti pareti rocciose fino alla Bocca di Campèi (1822 m) dalla quale, abbandonata la mulattiera che prosegue per la Bocca di Lorina, per un erto sentiero guadagniamo la vetta del M. Caplone o Cima delle Guardie (1976 m, ore 0.30-2.15).

Grandioso e sconfinato il panorama sulla Valvestino, su tratti del lago di Garda, sulla pianura padana, verso il M. Tremalzo, sui Gruppi dell'Adamello, della Presanella e del Brenta.

Continuando l'itinerario, ritorniamo alla Bocca di Campèi, quindi al bivio a quota 1780 m e ci portiamo alla Malga Tombéa in prossimità della quale parte a destra un sentiero, segnalato con strisce rosse, che, con lunghe diagonali, raggiunge ben presto la sommità erbosa del M. Tombéa o Cresta dei Gài (1950 m, ore 0.50-3.05). Oltre alle vedute già citate, notiamo sotto di noi in direzione sud, la singolare conca prativa, delimitata dal Dosso delle Saette, con la Malga Tombéa. Sul lato occidentale di tale depressione, notiamo uno stagno circondato da strani mucchietti di terra ricoperti d'erba; ebbene, secondo una leggenda, ciò che attualmente è sfruttato come pozza d'alpeggio, è ciò che rimane del baratro che Dio aprì sotto i piedi di un falso e disonesto pastore e, nelle tondeggianti zolle erbose (frutto di fenomeni d'erosione), la fantasia popolare identifica il gregge che rimase invece pietrificato e, col tempo, ricoperto di terra ed erba. Proseguendo sulla cresta occidentale evidentemente tracciata scendiamo sulla sterrata che ci porta alla Bocca di Cablone (1755 m, ore 0.40‑3.45). Dal M. Tombea alla bocca, noteremo innumerevoli manufatti (gallerie e trincee) testimoni della guerra 1915-'18.

Scendiamo in direzione sud su comoda stradina carrabile e attraversiamo, a breve distanza l'uno dall'altro, due notevoli faggeti; più avanti, su tratto cementato, fiancheggiamo i fienili della località Cordetér (dopo circa un'ora di discesa), oltre i quali imbocchiamo, pianeggiante a sinistra, un viottolo. Superato poco dopo un ponticello in legno, attraversiamo i prati delle Grune, inserendoci sul percorso intrapreso per la salita, poco sopra Malga Alvezza (ore 1.35-5.20). In breve raggiungiamo Rest (ore 0.20-5.40).

Il tragitto Rest-M. Tombéa, con buon innevamento, costituisce un bellissimo percorso anche per gli appassionati di sci d'alpinismo.


 percorso6

Giunti a Moerna, parcheggiamo la macchina sul piazzale antistante il cimitero posto alla periferia ovest del paese. Fiancheggiando il cimitero, imbocchiamo una stradina carrabile che, con qualche tornante e in lieve pendenza, risale le ultime propaggini del Dosso Garsù che discende direttamente dal sovrastante M. Stino. Giunti ad un bivio (1190 m, ore 0.30), in prossimità del quale confluisce da destra un'altra mulattiera proveniente dal paese (che può costituire un'alternativa al percorso sinora seguito), giriamo a destra e, attraverso un giovane ma ombroso faggeto, ci innalziamo con comoda pendenza per raggiungere Bocca Cocca (1327 m, ore 0.30-1.00) caratterizzata da un vecchio roccolo e da numerose postazioni di guerra. Si consiglia di raggiungere un cocuzzolo che si innalza, oltre il roccolo, sul lato sinistro del passo e dal quale si ammira l'ampia testata dell'impervia e selvaggia Valle di Piombino che, restringendosi, sprofonda nel sottostante lago d'Idro; sullo sfondo da sinistra: la Corna Zeno, la Cima Meghé, la Corna Blacca, il Dosso Alto ed il Maniva. All'estrema destra emerge da altre montagne la sommità del Cornone di Blumone.

Ridíscesi alla bocca, ci incamminiamo, in direzione nord-est, su un bel sentiero intagliato nel versante orientale del M. ßezplèl e, pressoché in quota, supera poco dopo la Val di Bús, continuando fra le guglie e i pinnacoli del M. Cingla, talvolta percorrendo cenge alla base di strapiombanti roccioni ricchi di flora particolare.

Sotto di noi i tetti di Persone e, oltre, la Valvestino con scorci del lago artificiale, gli altipiani prativi di Rest, Denài e Camiolo. Abbassandoci leggermente, aggiriamo uno sperone discendente da Cima Pase (1530 m) oltre il quale il sentiero si presenta parzialmente invaso dalla vegetazione, rendendo necessari brevi aggiramenti. Superate altre vallecole minori il sentiero si rifà buono e, risalendo brevemente, sbocca su una mulattiera (sulla quale poi scenderemo) a pochi metri da Bocca di Valle (1392 m, ore 2.20-3.20).

La mulattiera che abbiamo appena incrociato, discendendo il versante occidentale del valico, porta alle Case di Ola, presso Bondone. Anche da qui bella vista sulla parte settentrionale dell'Eridio. Riprendiamo il cammino discendendo il versante orientale di queste creste, divisoria tra la Valvestino ed il lago d'Idro, percorrendo l'ombrosa e comoda mulattiera fiancheggiata da imponenti faggi. Dopo questa piacevole discesa, sbuchiamo nei prati della località Messane presso una cascina (1173 m, ore 0. 30-3.50) in bella posizione di fronte ai prati di Vott con vista sui monti Cortina, Tombéa e Caplone. In breve raggiungiamo Premàus immettendoci sulla carrabile che collega Persone a Denài; proseguendo a destra su questa stradina ci portiamo al piccolo abitato di Persone (900 m, ore 1.00-4.50) quindi ritorniamo a Moerna sulla carrozzabile asfaltata che risale da Turano (ore 0.30-5.20).