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L’iniziativa denominata duemilaeduesport vuole
sin dal titolo indicare le due modalità generali e prioritarie attorno
a cui ruota la scansione delle varie attività sportive durante
l’anno. Senza preclusione alcuna verso nessuna disciplina ed anzi in
ogni caso mettendo a disposizione le nostre attrezzature e la nostra
competenza per qualsiasi richiesta, è indubbio che due sono le
tipologie di attività sportiva che vanno a caratterizzare maggiormente
di volta in volta il nostro calendario sociale: quelle che hanno a che
fare con l’acqua e quelle collegate con i motori, con una fase di
iniziazione per quest’ultima che vede coinvolta l’attività in
mountain bike.
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La nostra attività annuale è indirizzata alla promozione
giovanile ed all’avviamento allo sport. L’obiettivo è anche di
portare i soggetti coinvolti, attraverso l’attività sportiva, ad
acquisire una autonomia intesa come maggiore consapevolezza di se, al
fine di aumentare la sua autostima e diminuire i comportamenti a
rischio, e contemporaneamente riportare il tempo del divertimento
nell’ordine di una quotidianità rivitalizzata dalla prospettiva di
essere artefici del proprio tempo libero, andando oltre moduli propri di
una socialità fondamentalmente alienata. Siamo anche sollecitati dal dilagare della pratica del
doping e della prestazione a tutti i costi, ed è indubbio in tutto
questo un collegamento con il diffondersi smisurato delle nuove droghe
sintetiche tra i giovani della nostra provincia. Il doping in ambito sportivo ci preoccupa soprattutto non
tanto e soltanto ai livelli di vertice, quanto, ed in maniera più
preoccupante ai fini di una società sana e matura, al livello
amatoriale e giovanile. Certamente la situazione della nazionale di sci
austriaca, del ciclismo tutto, dell’attività delle palestre sono gli
esempi più eclatanti, la punta di un iceberg di una situazione sommersa
enormemente più vasta e a volte tragica. Dietro c’è una mentalità
ora diffusa che porta a considerare il proprio corpo come un mero
strumento, un mezzo modificabile a piacere, con più o meno rischi, in
vista di prestazioni e di sensazioni più forti. Si attua in tal modo
una schizofrenia con la propria corporeità, che porta ad un
comportamento scorretto, antietico con il proprio corpo e che per
riflesso inibisce sensibilmente i freni nel rapportarsi con quello degli
altri. Alla luce di queste considerazioni si comprendono sia la noia
esistenziale che porta a cercare un diversivo alla quotidianità
insipida in cui è calato spesso l’adolescente, sia la scorciatoia del
doping o forme di guida azzardate sulla strada che porta l’attività
sportiva e lo stesso banale uso dello scooter non ad essere una cosa
piacevole in se, ma semplicemente funzionale al farsi notare, al
primeggiare sugli altri visti come avversari (e in numerose discipline
lo sport giovanile è già fortemente vissuto, e da parecchio tempo, in
questa maniera, ed è evidente quanto questo sia deleterio a più
livelli), nell’incapacità e nello sconforto derivanti dal non saper
accettare che quando ci si sfida è giocoforza che ci siano un primo, un
secondo ed un terzo (i mass-media non sono certo educativi al riguardo,
enfatizzando la prestazione di chi vince magari per un’inezia rispetto
a tutti gli altri). Aggiungiamo anche la mancanza di equilibrio e di
autocontrollo che dovrebbe portarci ad essere più prudenti quando le
nostre condizioni psicofisiche sono più deboli, per stanchezza, carenza
a livello psicomotorio per mancanza di allenamento, per assunzione di
alcool ed eccitanti. La nostra è un’introduzione e una promozione
dell’attività sportiva ma cercando di privilegiarne l’aspetto
educativo, la sua funzione socializzante rispetto alla mera prestazione
in se. Ed in effetti non è lo sport praticato ad altissimo livello di
prestazioni e di agonismo il riferimento per il praticante quotidiano,
ma piuttosto l’amatore, quello che poi diventa senior poiché sente
che l’attività sportiva gli piace, lo arricchisce(non economicamente,
poiché se mai sborsa delle proprie tasche!) dentro e nei rapporti con
gli altri. Ed emerge come proposte nuove abbiano in se la potenzialità
di influire positivamente nel vissuto quotidiano di un ragazzo e di un
giovane, con un interessantissimo travaso dall’educazione allo sport
all’ educazione alla vita, incentivando ad esempio la legalità e la
sicurezza nel comportamento sulla strada, prima con lo scooter e poi con
l’automobile, accostandosi alla disciplina dell’enduro, del trial e
del kart e ricorrendo anche a testimonial credibili in tal senso, che
verso i ragazzi certo hanno un ascendente e una forza di coinvolgimento
superiore ad altri educatori. Da qui la necessità di incentivare un diverso modo di
fare sport, un recupero del gioco di squadra, dell’equilibrio
personale atto a sviluppare capacità non solo fisiche ma soprattutto
attitudini mentali, un rapporto con la natura che sappia coniugare
esigenze di divertissment con un rispetto dell’ambiente e con un
arricchimento culturale a più livelli. Da qui lo sforzo di proporre esperienze che possano essere
al tempo stesso seducenti e significative sul piano simbolico ed
emotivo. Nei confronti dei preadolescenti si tratta di fare i conti
con una socializzazione fortemente esposta ai condizionamenti che
impongono l’unico gioco del momento, come la famigerata playstation, e
passare quindi dal gioco-playstation al gioco-sport; con gli adolescenti
di interrompere la monotonia, l’omogeneità e la routine che spesso
dominano il loro tempo libero, per i giovani di confrontarsi con una
modalità sociale sostanzialmente alienata, nell’esodo temporaneo dal
proprio territorio e da una quotidianità subita più che vissuta in
prima persona. Ed è in questo senso che si situa il lavorare per una
maggiore autonomia. Essa non è mai infatti un dato scontato, ma
obiettivo educativo che in quanto tale si presenta in tutta la sua
complessità pedagogica. Qualcosa da perseguire, un valore di posizione
da trasmettere all’altro, ma praticabile solo se l’altro è disposto
in qualche modo a conquistarselo. Concretamente questo significa da un lato contrastare la
passività, il conformismo, il gregarismo, l’abitudine all’eterodirezione,
che costituiscono i tratti diffusi nella vita di molti adolescenti,
dall’altra riconoscere la centralità degli individui come soggetti in
grado di concorrere attivamente quanto inconsciamente alla costruzione
del proprio modello di interpretazione e azione nel mondo. Si tratta perciò di offrire al singolo la possibilità di
mettersi in gioco, di misurarsi con una logica di partecipazione,
d’impegno e di responsabilità, sempre a partire da un’idea e da un
interesse il più possibile condivisi. L’obiettivo è la dilatazione
del campo delle esperienze dei ragazzi, condizione essenziale per
contribuire alla formazione di soggettività autonome, di individui il
più possibile critici, abituati a sentirsi protagonisti della propria
vita. Inoltre ci prefiggiamo di contattare e coinvolgere
attraverso le nostre iniziative e strutture anche quegli utenti che si
connotano in maniera definita nel rapporto col gruppo dei pari: sono
coloro che dal gruppo sono espulsi od ignorati. In quanto problematici e
quindi con una immagine negativa che comincia a tradursi in
etichettamento da confermare in ogni occasione. Per loro il
coinvolgimento in questa modalità nuova può tradursi come occasione
per scoprirsi sotto un’altra luce, spazio del cambiamento della
propria immagine. Oppure in quanto adolescenti apparentemente
“normali”, ma annoiati, disinteressati, con scarsa autostima e che
si presentano nel gruppo come eterni gregari. Per loro l’inserirsi in
questo percorso, magari solo perché ci vanno gli altri, può
significare scoprire risorse ed interessi, occasione di ristrutturare il
proprio ruolo nel gruppo, di recuperare o di esprimere in maniera più
evidente la propria soggettività. Le varie iniziative sono strutturate in modo da favorire
la partecipazione simultanea di uno stesso target di utenza. Inoltre
esse hanno un senso anche se partecipate singolarmente, ma questo
progetto particolare è molto più concretizzato se l’utente vi
aderisce nella sua completezza. Si è prestato quindi un particolare
riguardo nello strutturare il percorso nei tempi e nelle modalità di
adesione e di partecipazione onde favorire una continuità nella
presenza contemporanea di uno stesso gruppo di utenti. |
obiettivi |
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La nostra Polisportiva dispone di strutture e personale
atto a coordinare numerose attività sportive. Tra gli altri un campo in
erba ad 11, una tensostruttura di 1200 mq con campo di calcetto, tennis
e pallavolo più aree polivalenti all’aperto per i medesimi sport.
Queste strutture sono messe a disposizione di chiunque ne faccia
richiesta, particolarmente di coloro che non appartenendo a nessuna
formazione “ufficiale” più difficilmente trovano luoghi ed amici
atti a ospitarli e ad aggregarli nella loro pratica sportiva. Alla luce di quanto detto sopra ci sembra però importante
soffermarci su quelle iniziative sportive che ci sembrano degne di nota
per novità di proposta o per collocazione nel nostro ambito
territoriale. Abbiamo ritenuto di gettare il nostro sguardo in settori
della vita degli adolescenti diversi da loro ma entrambi utili ed
innovativi al fine di raggiungere il nostro scopo. Il primo infatti ha
un richiamo quasi esoterico: è più un sentito dire, o un appassionarsi
momentaneamente ma sinceramente in occasione di alcuni avvenimenti
specifici quali l’America’s Cup con Prada. Il secondo riguarda i
ragazzi fin troppo da vicino (!), e proprio per questo offre lo spunto
di essere vissuto in modo diverso, più maturo ed anche proficuo di come
è di solito per gli adolescenti. Il terzo si rifà a quella tensione
dentro che ti porta sempre a salire, ad arrampicarti (in effetti ci
evolviamo dalla scimmia, seppure in maniera misteriosa…!!!). Essi sono il campo della nautica, quello dei motori e
quello dell’arrampicata, che in alcune fasi attuative si trovano a
coincidere. Abbiamo pensato di introdurre preadolescenti ed
adolescenti (oltre che i loro genitori) nel campo della nautica perché
è indubbio il richiamo di novità che questa offre ed anche i forti
connotati educativi che sono insiti in un approccio a questa disciplina.
Infatti nonostante la presenza di numerosi laghi nella nostra provincia
e la nazione stessa che è marinara, sia gli adulti che i giovani
praticamente ignorano gli elementi basilari dell’andare per mare.
Unica eccezione, a parte gli abitanti delle zone rivierasche, alcuni
pochissimi appassionati che hanno le possibilità economiche per vivere
questa loro passione. Perché fondamentalmente sembra sia un problema
economico che finora ha tenuto lontani numerosi utenti da questa forma
di attività. Riteniamo che l’attività nautica, nella sua doppia
accezione di vela e di motore, oltre a sconfinare in maniera
interessante nella subacquea, costituisca una palestra privilegiata per
conoscere se stessi, i propri limiti, ma insieme anche le capacità
nascoste soprattutto come energie mentali, per fare insieme, per
innalzare i nostri livelli di accettazione dell’altro quando si è
costretti a vivere a stretto contatto, come è ovvio impone lo stare
insieme sulla barca. Inoltre vengono enfatizzate quasi automaticamente
certe condizioni quali la preparazione, la responsabilizzazione, la
collaborazione, la capacità di rinunciare in determinate situazioni. Se poi la barca si tratta di prelevarla in stato di
rottamazione e rimetterla a nuovo...è una scommessa, ma se vincente il
premio è alto!!! L’attività subacquea, pur realizzata a livelli di
“battesimo scuba” richiede forte self control e conoscenza della
propria fisiologia biologica. Ma ricambia con sensazioni impensabili! Il cammino
prosegue poi con il rilascio dei brevetti PADI a 18 metri, circa una
ventina previsti quest’anno, e poi a 30 e 40 metri. E se
un’imbarcazione a motore offre più facilmente il contatto con il
vissuto consolidato dei ragazzi, è quella a vela che offre una full
immersion maggiore nel paesaggio naturale. Oltre ad un testimonial di
razza da non dimenticare. Parliamo dell’umanissima normalità dello
skipper Francesco de Angelis e di tutti i suoi collaboratori, prima
vincenti e poi sconfitti nel mare di Auckland. E a ben pensarci che cosa
ci può importare di meno del fatto che alla fine Couts Russel sia
arrivato primo e De Angelis secondo? Soprattutto adesso che il chiasso
dei pronostici e delle recriminazioni è passato, lasciandoci liberi di
navigare tra i ricordi riaffioranti da quei primi piani di timonieri
impassibili, prodieri in tensione per le strambate, navigatori con gli
occhi incollati agli strumenti di bordo, addetti alle drizze e ai
verricelli rapidi nell’eseguire la manovra decisa dallo skipper. Sono
tutte figure che rappresentano l’antico mito dell’uomo in mare, del
navigatore pronto ad abbandonare le certezze della terraferma per
addentrarsi nelle sconosciute vastità di un’acqua che, pur non
essendo il suo elemento naturale, lo riporta a contatto con il mistero
delle origini, di una vita che solo nelle profondità marine trovò le
condizioni ideali per incominciare la sua straordinaria avventura. Ecco
perché risulta così facile riconoscersi in un personaggio schivo e
pacato come de Angelis. In lui vediamo infatti il timoniere in lotta con
se stesso prima ancora che con l’avversario. Nelle difficoltà e nelle
incertezze della prova cui è chiamato, ritroviamo, sublimati in una
dimensione mitico sportiva, gli stessi interrogativi da cui è
costellata la nostra esistenza di navigatori della vita quotidiana,
sempre alle prese con una rotta da prendere, con una vela da alzare o da
abbassare, con un vento che non si capisce bene da che parte spiri. Ci siamo attrezzati con un gommone di livello professionale, una barca scuola con vela tipo latina per brevi uscite e per rendere di più immediata acquisizione i concetti durante le lezioni teoriche in sede, oltre alla barca stessa dell’istruttore, mentre per la vela si è deciso di noleggiare i tender di volta in volta. Nel frattempo l'acquisizione di una vecchia barca (vent'anni) in lamellare di mogano che pazientemente i partecipanti si sono già messi a ristrutturare...vedremo tra un po' i risultati!!! Inoltre abbiamo acquisito un
caravan usato per poter seguire meglio le varie trasferte e garantire al
meglio l’assistenza e il supporto necessario. La collaborazione con
una scuola di guida nautica di provata esperienza e con un circolo
velico garantisce il supporto necessario per attuare questa iniziativa
con un elevato grado di sicurezza, oltre che di competenza. Numerose
fasi vedranno la presenza della psicologa onde raccogliere elementi e
valutarli in maniera più completa. Non dimentichiamo comunque che la
stragrande maggioranza dei ragazzi ha partecipato a corsi di nuoto e
dimostra un buona acquaticità. La presenza di un valore simbolico aggiunto di
un’iniziativa si evince poi da come viene ricordata: album fotografici
e videodocumentari diventano strumenti fondamentali per la
rielaborazione e l’attribuzione di significato a piccole e grandi
esperienze vissute insieme ai ragazzi, strumenti in grado di restituire
tutto il senso di aver provato le emozioni della partecipazione come
protagonisti di un evento. Sono anche supporti per rappresentare i
cambiamenti, per favorire nel ricordo il rispecchiamento del tempo che
è passato su se stessi, sugli altri e sull’ambiente circostante. Ma
si tratta soprattutto di occasioni per esercitare la percezione di una
temporalità davvero plurale, eterogenea, in grado di interrompere lo
scorrere monotono e ripetitivo delle proprie giornate. Quando un evento
vissuto fisicamente ed emotivamente in prima persona diventa memorabile,
oggetto di un ricordo collettivo, allora si scopre che il tempo vissuto
non è sempre uguale ma può essere costituito da momenti che entrano
nell’ordine dell’unicità. La scansione esecutiva prevede: incontri in loco. Innanzitutto la presentazione
dell’iniziativa anche ai familiari adulti e al mondo
dell’informazione. Inoltre elementi di navigazione e di orientamento
utilizzando, ovviamente sintetizzati, i programmi di studio per il
conseguimento della patente nautica a vela e a motore. Questo permette
un interessante collegamento a livello scolastico con materie quali la
fisica, la geometria, la matematica, le scienze naturali. Poi verrà
illustrato sia il comprensorio del Lago di Garda che del Lago d’Iseo
da personale specializzato. Oltre a questo la visione di videocassette e
l’incontro con alcuni “lupi di mare” a raccontare la loro
esperienza e con rappresentanti del mondo velico affetti da handicap
visivo la cui esperienza siamo sicuri rappresenterà per i partecipanti
una scuola di vita rilevante. uscite domenicali sui laghi d’Iseo e di Garda, di cui
due almeno per l’intero week-end con pernottamento in campeggio o in
baita dell’entroterra, con accostamento alla pratica nautica a turni
di piccoli gruppi e incontri significativi con la realtà locale. Due trasferimenti di due giorni in Costa Azzurra, sulla
penisola di Giens, di fronte a Porquerolles, parco naturale marino, che
offre una situazione eccellente a livello ambientale e logistico per le
immersioni, con pernottamento in motel e con caravan e camper di
appoggio. Bikin’the waves, stage di otto giorni con alloggiamento
in bungalow a Ramatuelle, di fronte a Saint Tropez, all’inizio di
Agosto, con vita autogestita in campeggio per un gruppo di cinquanta
persone. Escursioni in mountain bike, bapteme plongèe, acquascooter…
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vela |
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La seconda scansione concreta del nostro progetto prevede
di portare i preadolescenti ed adolescenti ad un rapporto più
responsabile nell’uso del proprio scooter, facendo leva proprio sul
potere aggregativo che tale strumento già rappresenta per molti di
loro. L’aver interpellato ed ottenuto la presenza in più momenti di
campioni della disciplina motoristica dell’enduro, quali i
pluridecorati a livello mondiali Passeri e Rinaldi, oltre che una
nutrita rappresentanza di piloti locali, riteniamo possa garantire
quella professionalità ed attrattiva per dare veramente qualcosa di più
ai ragazzi in una dimensione dove in genere pensano di non aver nulla da
imparare. Ricordiamo che questa disciplina motoristica punta molto sulla
continuità della preparazione e della conduzione, non raggiunge i
livelli di esasperazione del motocross ed è ovviamente molto meno
rischiosa. Pure è meno nota, e anche questa è una caratteristica non
indifferente riguardo a quanto si diceva prima su un certo modo di
accostarsi allo sport. Porta con se un rapporto ravvicinato con
l’ambiente, che però richiede maturità per poter essere produttivo e
non distruttivo. Pur con i dovuti modi abbiamo anche curato la
partecipazione delle forze dell’ordine, particolarmente i vigili
locali, soprattutto per una educazione alla segnaletica stradale.
Rappresentanti della sanità pubblica hanno garantito la loro presenza
per illustrare ai ragazzi i rischi e le conseguenze più diffuse in caso
di incidente. Ovviamente puntiamo molto sul contributo dei testimonial
sportivi prima citati sia per il confronto con i ragazzi che per
l’organizzazione di prove di abilità atte a fornire un maggior
controllo psicofisico nella conduzione del proprio mezzo, oltre che
favorire una “riduzione del danno” nella fase purtroppo quasi
ineliminabile (particolarmente per i maschi) dell’alterare le
specifiche di collaudo del mezzo. Il tutto è visto poi nell’ottica di
un approdo alla guida dell’automobile. Per questo abbiamo pensato di
proporre almeno uno stage di guida sicura fatto in loco e la presenza
dei rappresentanti più significativi del gallismo e della pista in
provincia di Brescia, quali Medeghini, Dallavilla, Cristian Pescatori,,
e il responsabile del Camel Trophy e dakarista Beppe Gualini. Inoltre siamo in contatto con il Kartodromo di Antegnate
per l’uso della pista assistiti da personale specializzato.
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movimento |
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Ci sembra
anche importante relazionare su un’ ulteriore
attività che caratterizza il nostro operare. E’ l’ambito del free climbing. Nel gestire una struttura per l’arrampicata sportiva ci
siamo prefissati fondamentalmente due obiettivi: partire da
un’iniziativa che aggrega e coinvolge sia i fruitori come i
coordinatori per attuare un’opera di coscientizzazione sul corretto
modo di frequentare la montagna, con la sicurezza e la coscienziosità
derivanti da un buon bagaglio tecnico e dal frequentare un ambiente
favorevole al riguardo, come l’associazionismo del Club Alpino
Italiano, e nel valorizzare la montagna quando si costituisce quasi
paradigmaticamente come maestra di vita. Vorremmo pertanto all’interno di questa nostra breve
relazione offrire alcune riflessioni al riguardo, che sono nate da uno
scambio di idee durante una lunga permanenza in rifugio causa pioggia e
che hanno un po’ costituito anche il leitmotiv dei nostri discorsi,
mai invero troppo strutturati, nei confronti di coloro che aderiscono
all’iniziativa. “Il
cuore della traversata che ci sta davanti è probabilmente il passaggio
da una civiltà del “di più” ad una del “può bastare” o del
“forse è già troppo”. Dopo
secoli di progresso, in cui l’andare avanti e la crescita erano la
quintessenza stessa del senso della storia e delle speranze terrene, può
sembrare effettivamente impari pensare di “regredire”, cioè di
invertire o almeno fermare la corsa... Bisogna
dunque riscoprire e praticare dei limiti: rallentare i ritmi di crescita
e di sfruttamento, abbassare i tassi d’inquinamento, di produzione, di
consumo, attenuare la nostra pressione verso la biosfera e ogni forma di
violenza. Un vero regresso, rispetto al più veloce, più alto, più
forte. Difficile da accettare, difficile da fare, difficile persino a
dirsi...” Sono considerazioni di Alex Langer, membro del Parlamento
Europeo morto tragicamente pochi anni fa. Viaggiamo in aereo, ci spostiamo con macchine dai motori
turbocompressi o dotati di tecnologia common-rail, navighiamo con
Internet da una parte all’altra del pianeta, mangiamo ai fast food:
insomma viviamo ai trecento all’ora. “Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, Sono scomparsi insieme ai sentieri tra i campi i prati e
le radure, Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con una
metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia: è
felice. Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è
tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente
alla ricerca del movimento che gli manca.” (da “La Lentezza” Milan Kundera, Adelphi 1995). Di fronte a questa velocità ci sta la nostra attività
arrampicatoria. Non ci avevamo mai pensato, ma l’arrampicare su roccia
è il mezzo più lento per spostarsi da un punto all’altro sulla
Terra! Normalmente per fare un tiro di corda (30 metri) di media
difficoltà ci vogliono una decina di minuti, si viaggia così a 180
all’ora...centottanta metri, però!!! Per non parlare di passaggi artificiali creati ad hoc,
altro che la lentezza degli scacchi, certe volte in una giornata si
fanno tre tiri, roba da bradipi! E l’attività sconfina nell’immobilismo quando si
parla di supervie, quello che per i big è l’8c e per noialtri è
molto, molto meno...(ricordiamo che un ragazzo con normale capacità
motoria e struttura muscolare riesce dopo aver appreso le tecniche
fondamentali ad effettuare passaggi di 6a, ovviamente assicurato a
dovere e non troppo lontano da terra). Serve un investimento enorme di tempo per pervenire al
risultato. Si prova, si riprova, si ritenta, si sbaglia e si risbaglia,
senza contare il tempo dedicato alla preparazione dell’itinerario: se
si ha anche lo sfizio di essere chiodatori, la velocità sale
drasticamente, i 180 all’ora diventano un miraggio, ogni metro è
guadagnato con giorni di tentativi, diluiti sovente in più mesi.
Sappiamo che alcuni progetti aspettano anni prima di diventare vie. Così
ogni falesia ha il suo feticcio in cantiere: vie magiche, senza i
contorni ancor ben definiti, delle quali si sa tutto e niente: si fanno
non si fanno, quello arriva fin lì, quello arriva fin là, l’ha quasi
fatta. Potremmo sintetizzare la nostra esperienza arrampicatoria,
personale e di gruppo, attraverso tre parole chiave. Lavorare.
Si inizia a scalare, meglio a lavorare una via: una vera e
propria fase di studio di ogni possibilità per venire a capo del tiro.
A volte si trovano due, tre metodi diversi per risolvere un passaggio,
si cerca di capire quale possa essere il migliore, inteso come più
elegante o come meno dispendioso. E’ una fase poco stressante e
divertente: ogni volta che si prova il tiro si scopre qualcosa di nuovo,
si ha la costante impressione di migliorare. Sovente basta spostare un
dito, variare il peso sull’appoggio e cambia tutto, in bene o in male. Altre la volte la soluzione non si trova, oppure è così
dura che poi non riesci più a procedere... Rituale. Come un torero che si appresta a
scendere nell’arena, un vero e proprio rituale precede ogni tentativo.
Si rivedono mentalmente tutti i movimenti, si puliscono le scarpette
fino all’inverosimile, ci si lega sempre con lo stesso nodo, ancora da
seduti, convincendosi di essere tranquilli, ci si infila le scarpette,
prima una (sempre la stessa) e poi l’altra, badando di allargare tutti
i lacci per riempirla bene, ci si alza, un gran respiro, una parola
all’assicuratore (sempre la stessa) “occhio che cado” e si è
partiti. Si cerca di prendere il ritmo giusto fin dall’inizio, senza
esitare, si privilegiano movimenti dinamici controllati con i quali si
risparmia molta energia, non si riposa troppo su un’ appiglio buono,
riuscendo così a rimanere concentrati La chiave. In ogni via c’è un appiglio, una
sequenza che costituisce la chiave per la riuscita, un punto oltre al
quale si è sicuri di non sbagliare più. E questo vale per gli otto metri di arrampicata della
nostra struttura “indoor” (che poi è all’aperto, ma è
recintata...!) come per percorsi in ambienti più impegnativi. Ed
ovviamente tutto è relazionato con il soggetto che arrampica, le sue
capacità atletiche, psichiche e tecniche. Sovente la chiave non vuole girare, così per tentativi,
giorni, magari anche mesi si continua a provare e anche a cadere nello
stesso punto, come se il corpo avesse ormai imparato la sequenza
sbagliata. Si ha l’impressione che diventi quasi una costante
ineluttabile, E li vedi, specialmente quelli più giovani, quelli che ci
tengono, che ormai sui banchi non ci vanno più e il cui unico problema
per il giorno dopo è alzarsi alle 5.30 per andare a Milano con il
pulmino della squadra (i cottimisti, s’intende), che t’implorano di
farli provare, anche se questa sera non c’è aperto, che ti accusano,
perché la presa che c’era prima si è rotta ed è sicuro che quella
che abbiamo sostituito è più acida, che hanno slanci di
gentilezza/quasi affetto perché domani è festa e mezzanotte non è poi
così tardi, e poi l’amico che finalmente è riuscito a salire l’hai
aiutato un po’ con la corda e allora “ancora un quarto d’ora anche
per me”. E come dirgli di no, d’altronde, che siamo tutti
d’accordo che è meglio divertirsi con le artificiali (le pareti)
piuttosto che con le sintetiche (le pillole)! C’è un momento critico e nello stesso tempo magico in
ogni tentativo, quando si tenta di raggiungere quell’appiglio che
normalmente sfugge; in questo momento in cui si caricano i muscoli
effettuando una leggera distensione prima di contrarli e lanciare: il
dubbio non deve esistere, ci sei solo tu e l’appiglio da prendere, una
volta in aria non si sa come andrà, basta un minimo pensiero e plam...si
ricomincia. Per un attimo si chiudono anche gli occhi, lo si fa
inconsciamente, forse serve a caricarsi: quando si lancia si è come
sospesi, e quando si arriva all’appiglio seguente ci si sente più
carichi e determinati. Ed è fatta! |
freeclimbing |
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Enti
e Associazioni
coinvolte (principali) Nazionale di Enduro della Federazione Motociclistica
Italiana Team Valcalepio-Lumezzane Amministrazione Comunale di Pontoglio Scuole secondarie inferiori e superiori del territorio Parco Alto Garda Bresciano Re Desiderio Promotion Comunità Montana Valle Sabbia Pro Loco di Sarnico Ente Nazionale Francese per il Turismo Comitato Regionale del Turismo Provenzale Syndicat d’Initiative di Ramatuelle Syndicat d’Initiative di Saint
Tropez Sindicat d’Initiative di Hyeres Parc National di Port Cros Centre de Plongèe di Saint Tropez Scuole guide Personale e responsabile del Team TAS (Honda Italia per le
gare di turismo internazionali) Automobil Club di Brescia Cai di Chiari Cai di Sarnico
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collaborazioni |